Afghanistan, direttore carcere:
La pena capitale inflitta allo studente afgano Sayed Pervez Kambaksh, il giornalista "blasfemo", è "assolutamente sbagliata". Lo ha dichiarato il generale Taj Mohammed, direttore del carcere di Mazar-i-Sharif, dove il 23enne Kambaksh, collaboratore del quotidiano Jahan-e-Naw, è detenuto. Il giornalista è stato infatti condannato a morte per aver scaricato da Internet del materiale relativo al ruolo della donna nell’Islam, per poi diffonderlo presso la l’ università di Balkh, da lui frequentata.
“ E' giovane e non merita di morire, non merita quello che gli stanno facendo, non credo sia giusto che qualcuno venga ucciso per un reato simile – ha aggiunto Mohammed – Credo che dovremmo essere più tolleranti. Siamo, dopo tutto, destinati a essere un Paese democratico”. Secondo il direttore del carcere, anche se Sayed verrà liberato, la sua vita comunque non sarà più sicura: "Purtroppo ci sono i fondamentalisti nella nostra società – ha detto – non tutti se ne sono andati con la caduta dei talebani. Per questa gente è un eretico, un nemico, e possono cercare di fargli del male".
Della sua sorte si sta interessando soprattutto il quotidiano britannico The Independent, mentre la Corte suprema ha accolto l'appello presentato dal fratello, Yaqub Ibrahimi, (anch’egli giornalista) che spera che il processo si svolga a Kabul: secondo lui questo comporterebbe maggiori garanzie per la difesa. La speranza maggiore della difesa è che il presidente Karzai decida di optare per la grazia, soprattutto dopo le pressioni che sono giunte dagli alleati Gran Bretagna e Stati Uniti decisi, secondo quanto riferito dal New York Times, ad aumentare entro l'estate il numero delle forze da 28mila a 32mila unità.
26 / 02 / 2008