Bush non parlerà con Raul Castro
di Anna Toro
Non cambia la politica Usa nei confronti di Cuba. Ad annunciarlo è lo stesso presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, nel corso di in una conferenza stampa alla Casa Bianca. Ha escluso ogni ipotesi di dare l’avvio a colloqui bilaterali con Cuba e col fratello minore dell’ex lìder maximo Fidel salito al potere appena una settimana fa. “Parlare con Raul Castro significherebbe abbracciare un tiranno” ha affermato. Il capo della Casa Bianca ha spiegato di non volere appoggiare un leader che "mette la sua gente in carcere per le loro convinzioni politiche": sarebbe "un messaggio sbagliato" e "scoraggiante" per "coloro che si chiedono se l'America continuerà a lavorare per il rilascio dei prigionieri".
Contrariamente ai due candidati democratici Hillary Clinton e Barack Obama, che hanno aperto a un dialogo con Raul, Bush ha poi affermato che "non è il momento di parlare con lui". Secondo il presidente infatti, Raul "non è molto di più che l'estensione di quanto fece il fratello, cioè rovinare un'isola e imprigionare le persone per le loro convinzioni". Parlare con lui, ha continuato significherebbe "dare un grande status a coloro che hanno soppresso i diritti e la dignità umani".
Speranze arrivano invece dall’Europa. Il presidente tedesco Horst Koehler ha inviato un telegramma di congratulazioni al neo-leader cubano Raul Castro e lo ha invitato ad afferrare "il cambiamento per i cambiamenti", tra cui le riforma politiche e il miglioramento dei diritti umani nell'isola ribelle. Persino il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che è stato il primo esponente internazionale ad incontrare il neopresidente Raul Castro a Cuba, ne ha ricavato un’impressione positiva: "Ho visto un uomo molto realista – ha detto – aperto a discutere su tutto e preoccupato della tenuta dei valori, degli ideali".
28 / 02 / 2008