Domani l'Iran al voto: esito scontato
di Anna Toro
Domani quasi 44 milioni di iraniani sono chiamati alle urne per le elezioni parlamentari ma i risultati non riserveranno sorprese. Un successo dei riformisti è praticamente impossibile dato che non sono stati ammessi in 130 delle 200 circoscrizioni elettorali, perciò gli oppositori di Mahmud Ahmadinejad non avranno molto da scegliere: il sistema elettorale prevede infatti che coloro che vogliono presentarsi alle elezioni abbiano il placet del Consiglio dei guardiani, organismo controllato dai conservatori. Tra i bocciati, si legge su AsiaNews, quattro ex ministri ed una trentina di altri ex esponenti dei governi riformisti.
Così l'assemblea resterà molto probabilmente in mano ai fondamentalisti fedeli al presidente Ahmadinejad per il quale sono scesi in campo sia i principali media iraniani sia personalmente la stessa Guida suprema, Ali Khamenei. . "Votate per chi aiuta il popolo e il governo - ha tuonato - i nemici non devono andare in parlamento". L'attacco e' rivolto al fronte riformista interno: Kahmenei fa infatti riferimento all’ex presidente Mohammad Khatami, definito “traditore”, in quanto accusato di aver parlato della questione nucleare con l'ambasciatore tedesco a Teheran, e anche al portavoce dei riformisti, Nureddin Pir-Moazzen, reo di aver parlato addirittura ad una Tv americana per negare validità alle elezioni. Quest’ultimo è considerato un fatto particolarmente grave dato che gli Stati Uniti sono considerati il nemico numero uno della repubblica islamica.
Ahmadinejad è accusato dall'opposizione di aver messo in ginocchio il Paese, stravolto da un tasso di inflazione del 20% che ha colpito soprattutto le classi più povere (praticamente quelle che nel 2005 lo avevano eletto) e da una disoccupazione che riguarda tre iraniani su 10. Secondo molti analisti, però, il voto di domani non si rivelerà per lui un test, e questo provocherà un forte scontento tra i giovani, che pure rappresentano la maggioranza della popolazione: secondo un recente sondaggio sarebbero in moltissimi a considerare “inutile” il voto.
13 / 03 / 2008