Kenya, a rischio i negoziati L'opposizione minaccia il ritorno alla piazza
di Fabio Pireddu
I partiti di opposizione in Kenya minacciano un ritorno alle proteste nelle strade nel paese di qualche settimana fa, se falliranno le trattative per raggiungere la pace. Le sommosse di gennaio misero a repentaglio la sicurezza di gran parte della popolazione keniana, a causa degli scontri etnici che portarono alla morte di oltre mille persone e alla fuga dalle proprie abitazioni di altre 300 mila. I disordini erano scoppiati dopo le elezioni del 27 dicembre, vinte dal presidente Mwai Kibaki ma contestate dal capo dell'opposizione Raila Odinga, leader dell'Orange Democratic Movement (Odm). Dopo settimane di scontri si è arrivati a una situazione relativamente calma ma ancora carica di tensione. È di pochi giorni fa la notizia della creazione di una commissione indipendente per esaminare in dettaglio i risultati elettorali. Nel frattempo sono stati avviati incontri tra i rappresentanti del partito al governo e di quello dell'opposizione, favoriti dalla mediazione dell'ex segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, e dal segretario di stato Usa, Condoleeza Rice. Adesso, però, i negoziati potrebbero essere arrivati a una situazione di stallo, tanto che Odinga ha minacciato il ritorno alla piazza.
L'Odm chiede riforme costituzionali che permettano di creare la carica di Primo Ministro da assegnare a un proprio uomo, ma il partito di Kibaki, Party of National Unity (Pnu), non è d'accordo. L'opposizione accusa Kibaki di non essere una “controparte seria” nei colloqui, e di cercare di prolungare apposta gli incontri. Il Pnu ha lasciato diversi posti liberi nel governo formato dopo le elezioni, nel chiaro intento di formare un esecutivo di coalizione, ma ha ribaito la contrarietà alla creazione della carica di Primo Ministro. Kofi Annan e Condoleeza Rice lavorano ancora per riuscire a trovare un accordo che allontani per sempre lo spettro della guerra etnica nel paese.
20 / 02 / 2008