Le incertezze del dopo Castro Sarà davvero la fine di un regime?
di Fabio Pireddu
La fine di un regime ultra decennale porta sempre con sé una serie di cambiamenti. Fidel Castro è stato alla guida di Cuba per 49 anni, dando al paese la propria impronta e circondandosi solo di persone fidate, senza traccia di opposizione. Un potere incontrastato che adesso sarà messo a dura prova dall'uscita di scena del lider maximo. Il 24 febbraio il consiglio di stato deciderà il nome del successore di Fidel, e la scelta sembra quasi scontata. Tutti puntano sul fratello del presidente, Raul Castro, 76 anni, da sempre numero due nel paese, fino da quando lo affiancò nell'impresa della rivoluzione di cinquant'anni fa. Qualche analista, però, fa anche il nome di uno dei “giovani” della nomenklatura cubana: Carlos Lage, 57 anni, vice presidente e segretario del Consiglio dei ministri. Quest'ultimo non sembra avere molte possibilità di succedere al presidente, ma giocherà sicuramente un ruolo di primo piano nel futuro dell'isola.
Quello che veramente interessa i cubani e la comunità internazionale sono le riforme che il nuovo presidente porterà avanti. Nessuno se la sente di sperare in riforme epocali, e per gli esperti sono più probabili limitate riforme economiche che una radicale trasformazione politica. Raul Castro ha lavorato sempre all'ombra del fratello, rispetto al quale è meno attaccato alle ideologie e più possibilista riguardo alle riforme. Ma anche lui non è il grande liberalizzatore che gli Stati Uniti aspettano, e soprattutto avrà sempre alle sue spalle il fratello maggiore che, nonostante abbia negato di voler assumere qualsiasi incarico dopo le sue dimissione, rimarrà pur sempre il “padre della patria” a cui dare ascolto. La missione principale di Raul Castro sarà quella di riuscire a dare da mangiare al popolo, farlo arrivare alla fine del mese o almeno provarci. Qualche riforma è già arrivata negli ultimi anni, e adesso Raul dovrà permettere più impresa privata e favorire i lavori in proprio. Senza esagerare, però. Perché troppe riforme potrebbero portare a un eccessiva libertà politica che metterebbe a rischio il potere dell'attuale classe dirigente. Tra i nomi di spicco del nuovo gruppo di comando, che si dividerà le cariche che prima erano tutte occupate da Fidel Castro, ci saranno Raul Castro alla presidenza del Consiglio di Stato, in pratica il capo dello stato, il civile Carlos Lage alla presidenza del Consiglio dei ministri e il militare Alvaro Lopez Miera a capo delle forze armate.
Gli Stati Uniti non credono a un vero cambiamento e George Bush non ha perso l'occasione per attaccare di nuovo il regime castrista e ribadire che l'embargo non verrà tolto. “Questa transizione dovrebbe portare ad elezioni libere e giuste – ha detto il presidente americano George Bush - e intendo veramente libere e giuste, e non quelle elezioni inscenate dai fratelli Castro e spacciate per vera democrazia”. I due candidati democratici alle primarie per la presidenza degli Stati Uniti, Barack Obama e Hillary Clinton hanno già dichiarato, però, che sarebbero pronti a rivedere l'embargo americano contro Cuba. L'Europa è certamente più morbida nei confronti del regime cubano, e riconosce alcuni traguardi raggiunti soprattutto nel settore sanitario. Dal vecchio continente arrivano più speranze su un reale cambiamento.
Bisognerà certamente attendere i prossimi mesi per vedere quanto potranno spingersi avanti le riforme della nuova dirigenza del paese, ma tanti osservatori internazionali avanzano dubbi sulla effettiva portata storica del ricambio alla guida di Cuba.
23 / 02 / 2008
scrivi al sito
ecodelmondo@gmail.com