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Libano: spari a un funerale, 2 morti
Siniora "Non cederemo ai golpisti"

di Anna Toro

Continuano gli scontri a Beirut: oggi almeno quattro uomini armati sono morti nella parte orientale della capitale e nel nord del Libano, mentre altre due persone sono rimaste uccise sempre a Beirut quando sono stati sparati alcuni colpi contro il corteo funebre di un sostenitore del governo. Complessivamente, scrive l’Ap, negli scontri cominciati ormai quattro giorni fa sono morte almeno 24 persone e ne sono rimaste ferite almeno 55.

La sparatoria che ha preso di mira la processione funebre è avvenuta a Tarik Jadideh, roccaforte sannita, che ieri è stata conquistata dai combattenti sciiti. Un fotografo dell'Associated Press che ha assistito alla sparatoria ha riferito che l'attacco è avvenuto mentre un gruppo di duecento persone procedeva in processione verso un vicino cimitero per seppellire un ragazzo di 24 anni ucciso negli scontri di questa settimana dalla pallottola di un cecchino. L’agenzia fa sapere anche che le persone presenti, infuriate, hanno aggredito il fotografo e gli hanno strappato via l'attrezzatura.

Per le strade di Beirut, racconta la Reuters, gli uomini di Hezbollah continuano a gestire posti di blocco che ostacolano la circolazione lungo le arterie principali. Molti abitanti della capitale hanno preferito chiudersi in casa e non andare a lavorare, ancora chiuso l’aeroporto internazionale. I quartieri cristiani della parte orientale di Beirut sono stati invece risparmiati dai combattimenti dopo che i militanti sciiti hanno dimostrato la loro superiorità nei confronti delle forze fedeli al leader della coalizione di governo Saad al-Hariri. I sostenitori di Hariri controllano ancora alcune zone nel nord del paese e hanno chiuso il valico con la Siria che passa dalla Valle del Bekaa.

L’offensiva di Hezbollah è stata bollata dal governo come un vero e proprio “colpo di Stato”. "La democrazia è stata pugnalata al cuore, ma lo Stato libanese non cadrà di fronte ai golpisti" ha detto il premier Sinora, che ora si trova chiuso all'interno del palazzo del Gran Serraglio di Beirut. "Non abbiamo dichiarato guerra a Hezbollah e non la dichiareremo – ha aggiunto – Ma le sue milizie e quelle di Amal hanno invaso le case e i quartieri di Beirut, e noi questo non lo permetteremo. La soluzione non è comunque il ricorso alla forza, bensì il dialogo".

10 / 05 / 2008

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