Ritratto di Romano Prodi su Le Figaro
di Anna Toro
L’inviato a Roma del quotidiano francese Le Figaro ha tracciato un quadro molto positivo dell’ex presidente del consiglio italiano Romano Prodi, che si accinge a lasciare definitivamente la vita politica italiana. “Tra l’indifferenza generale Romano Prodi fa un’elegante riverenza e annuncia la sua uscita di scena” scrive Richard Heuzé.
Dopo un breve riassunto dell’avventura prodiana (“carriera aperta nel maggio 1996 quando è stato eletto presidente del consiglio per 20 mesi dopo una campagna elettorale in bus per tutta l’Italia. Diventerà presidente del consiglio un’altra volta, sempre per venti mesi nell’aprile 2006. Nel frattempo è stato presidente della Commissione europea dalla fine del 1999 all’ottobre del 2005”) Heuzé racconta come ora, dopo esser stato tradito dalla sua stessa maggioranza, Prodi si limiti a mandare avanti gli affari correnti “senza ingerenze nella campagna elettorale per le elezioni anticipate di aprile”, descrivendo impietosamente il suo duro lavoro come “capo di una maggioranza senza partito, capo di un governo senza un battaglione a sostenerlo” che “ha avuto il ruolo ingrato di mediatore nella sinistra italiana”.
E continua: “Ha avvertito senza poter minacciare, ha portato delle innovazioni senza però nessun potere di imporle, ha riunificato senza mai riuscire a cementare l’unità ritrovata. Qualche volta è anche riuscito a sigillare alleanze tra i cattolici di sinistra e i laici di tendenza marxista”. Il giornalista descrive ai francesi come “i veti, i diktat, le idee confuse e un fragile programma” abbiano “incrinato sempre più l’unità della maggioranza, mentre Prodi correva di qua e di là per cercare di riparare le crepe”. Fino a quando non è stato definitivamente tradito dalla sua maggioranza “divisa in dieci parti agli antipodi le une dalle altre”.
Secondo Heuzè “bisogna dagli il merito della tenacia, del coraggio politico e di una visione della cosa pubblica abbastanza rara in un’Italia caratterizzata da un forte individualismo”. Lo descrive come “combattivo, bonario” come uno che “mostra la sua serenità col sorriso e ha saputo affrontare le tempeste con la statura di un uomo di Stato dando il meglio di se stesso”.
Racconta che ora, forte della sua esperienza a Bruxelles, non si ritirerà in una vita dorata nella sua casa a Bologna insieme alla moglie Flavia, che l’ha sempre seguito in tutte le sue avventure: “ha scelto bensì un ruolo internazionale, cioè “ambasciatore di pace” per l’Onu o per l’Ue, seguendo l’esempio dell’ex premier inglese Tony Blair”. L’articolo termina con un’altra stoccata all’"ingrata" maggioranza, ai suoi “compagni di strada che non gli hanno mai dato tutto il sostegno che ci si sarebbe aspettato da loro”.
12 / 03 / 2008
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