Somalia: modello "Petraeus" contro i ribelli
Sempre più grave la situazione degli sfollati
di Anna Toro
Conquistare il sostegno dei leader locali più moderati per contrastare e isolare gli estremisti islamici: è la strategia scelta dal governo di transizione somalo per sconfiggere i guerriglieri delle Corti islamiche che hanno le loro basi nel sud del Paese del Corno d'Africa. Si tratta praticamente della stessa strategia adottata in Iraq dal generale Usa David Petraeus, il cosidetto "modello Anbar", di cui l’esercito americano si serve per cercare di isolare i fondamentalisti di al-Quaeda.
In un'intervista al New York Sun, il ministro degli Esteri somalo, Ali Ahmed Jama ha ricordato che le Corti islamiche che hanno governato la Somalia per sei mesi nel 2006 riunivano "diverse organizzazioni", e ha aggiunto: "Noi riteniamo di poter convincere molte di queste a unirsi al governo e a isolare gli estremisti”. Per riuscire nell’intento ha anche chiesto l’aiuto della comunità internazionale. Lo rende noto l’agenzia Apcom.
Intanto la situazione in Somalia si fa sempre più disperata: il recente riacutizzarsi dei combattimenti a Mogadiscio, la capitale somala, sta causando un nuovo esodo dalla città. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) fa sapere che circa 7mila persone hanno abbandonato le loro case per le nuove violenze, che hanno causato un numero elevato di morti e feriti tra i civili. Tra le vittime ci sono molte donne e bambini. La situazione va ad aggravare la già drammatica situazione dei profughi, dato che gli sfollati sono già un milione. Solo nel 2007 circa 700mila persone sono fuggite da Mogadiscio e si sono accampate in varie parti del Paese. A questo si aggiungono, si legge su Repubblica, le difficoltà incontrate dalle agenzie umanitarie internazionali che, a causa dei problemi di sicurezza, non sempre riescono a raggiungere le vittime degli scontri per fornire loro protezione e assistenza.
28 / 04 / 2008