Taiwan, referendum per adesione Onu Cina: no all'indipendenza
di Fabio Pireddu
Nello stesso giorno dell'annuncio di un aumento delle spese militari, la Repubblica Popolare Cinese ha anche rinfrescato le vecchie ruggini con Taiwan, minacciando l'isola e il suo presidente Chen Shui-Bian. I cinesi nazionalisti di Taiwan “pagheranno un caro prezzo” se continueranno a lavorare per una totale indipendenza dalla Repubblica Popolare. Il portavoce del Congresso nazionale, Jiang Enzhu, ha dichiarato che Pechino “rigetta qualsiasi attività pro-indipendenza”.
Tra poche settimane i cinesi nazionalisti dell'isola andranno a votare per un referendum sulla possibilità di una adesione alle Nazioni Unite con il nome di Taiwan. Per il momento l'isola è presente all'Onu solo come osservatore. La Cina considera l'isola come parte integrante del proprio territorio, nonostante da circa 60 anni si comporti come se fosse assolutamente indipendente. A Taiwan si rifugiarono i nazionalisti cinesi alla fine della guerra civile cinese nel 1949, in fuga dalla Cina continentale nella quale ormai dominavano i comunisti di Mao Zedong.
“I tentativi di Chen Shui-Bian di spingere per un referendum allo scopo di aderire all'Onu – ha detto Jiang Enzhu – è un passo verso l'indipendenza anche giuridica di Taiwan. Se le autorità nazionaliste dovessero continuare di questo passo, pagheranno sicuramente un caro prezzo”.
04 / 03 / 2008