Tibet, continuano le proteste dei monaci
La polizia arresta 70 manifestanti
di Fabio Pireddu
Si inasprisce la protesta tibetana contro le autorità cinesi in vista delle Olimpiadi di questa estate. Dopo i disordini di lunedì, secondo Radio Asia Libera, la polizia cinese avrebbe oggi usato gas lacrimogeni contro numerosi monaci buddisti, arrestando almeno 70 di loro. Un testimone ha riferito che la polizia avrebbe circondato in circa 600 monaci che marciavano pacificamente vicino al monastero di Sera nella capitale del Tibet, Lhasa. “C'erano probabilmente almeno 2 mila poliziotti armati” ha detto il testimone. I manifestanti chiedevano la liberazione degli altri monaci arrestati per le proteste di lunedì. Durante la marcia gridavano slogan come “Vogliamo un Tibet indipendente”.
I 600 monaci hanno rifiutato, per diverse ore, di fare ritorno ai propri monasteri. Le forze di polizia intervenute sembravano, però, non voler adottare misure violente per disperdere la manifestazione, e questo a causa del gran numero di monaci e anche della presenza di una dimostrazione di cittadini a sostegno dei manifestanti.
La protesta dei monaci, oltre a voler dare visibilità alla causa tibetana in vista delle Olimpiadi cinesi, coincide anche con una serie di marce previste in tutto il mondo per commemorare il quarantanovesimo anniversario di una sollevazione della popolazione contro la dominazione cinese nella regione himalayana. In quella occasione il Dalai Lama e molti suoi seguaci fuggirono in esilio in India.
Nel frattempo a Dharamsala, la città indiana dove il Dalai Lama presiede il governo tibetano in esilio, diverse centinaia di esuli tibetani hanno sfidato gli ordini della polizia, riprendendo una marcia verso il Tibet. “Finchè la questione del Tibet non sarà risolta, noi continueremo a resistere all'occupazione” ha detto Himachal Pradesh, presidente del Congresso della gioventù tibetana e organizzatore della marcia.
12 / 03 / 2008