Tibet: esplode la protesta contro Pechino
Usa-Ue: "La Cina moderi l'uso della forza"
di Anna Toro
La più grande rivolta degli ultimi vent’anni contro il dominio cinese è esplosa in questi giorni in Tibet. Stamattina a Lahsa, la capitale, i dimostranti tibetani hanno bruciato negozi e automobili, inneggiando all'indipendenza e alla libertà. Secondo quanto riferiscono all’Ap fonti del pronto soccorso di Lhasa, gli scontri fra monaci tibetani e soldati cinesi nella capitale hanno provocato "diversi morti" e decine di feriti: Radio Free Asia, un'emittente finanziata dagli Stati Uniti, citando testimonianze oculari parla di "almeno due persone uccise".
La Reuters racconta che circa 400 dimostranti, tra cui diversi studenti, si erano riuniti in un mercato vicino al tempio Jojhanf alle prime ore di oggi e si sono scontrati con circa 1.000 agenti. Matt Whitticase della Free Tibet Campaign a Londra ha parlato anche di quattro poliziotti rimasti feriti, mentre un'altra protesta scoppiava vicino al Palazzo Potala. Secondo un abitante di etnia tibetana, scrive sempre la Reuters, c'erano "proteste dovunque" e riecheggiavano gli slogan in favore dell'indipendenza. "Non sono più solo i monaci, ora si sono aggiunti molti abitanti", ha detto l'uomo. Sempre a Lhasa, scrive l’Ap, i tre principali monasteri buddisti sono stati accerchiati da migliaia di soldati e i monaci del secondo più importante centro religioso hanno cominciato uno sciopero della fame. Ancora Radio Free Asia fa sapere che due monaci del monastero di Drepung sono in condizioni critiche dopo aver tentato il suicidio tagliandosi le vene.
Questi sono solo gli ultimi episodi di una serie di proteste esplose durante tutta questa settimana all'interno e all'esterno del Tibet che mirano ad attirare l'attenzione della comunità internazionale sulla condizione di questo piccolo Stato oppresso dalla Cina. In particolare i dimostranti sperano che i riflettori accesi sulla Cina in vista dei giochi olimpici di Pechino possano spostarsi anche sulla loro causa. Ma finora le forze dell'ordine hanno cercato di arginare con la forza queste proteste.
Dall’Europa e dagli Stati Uniti la condanna delle repressioni cinesi è unanime. Anche il Dalai Lama ha chiesto a Pechino di fermare "la forza bruta". L'ambasciatore americano a Pechino, Clark Randt, ha chiesto al governo cinese di "dare prova di moderazione" in Tibet e di non ricorrere alla forza e sempre oggi la Casa Bianca aveva espresso rammarico per le violenze in Tibet e aveva chiesto alla Cina di rispettare la cultura tibetana. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, a Bruxelles per il vertice Ue, ha detto che "i leader europei hanno approvato un testo di risoluzione proposto dalla presidenza slovena". Nel testo si invita Pechino "alla moderazione e si chiede che le persone arrestate perché manifestavano per il Tibet vengano rilasciate".
14 / 03 / 2008