Tibet, non si fermano le proteste
Alle 17 scade l'ultimatum cinese
di Fabio Pireddu
Si estende la protesta tibetana contro il governo e l'occupazione cinese della regione. Oggi scade l'ultimatum che le autorità cinesi hanno dato ai manifestanti per arrendersi e consegnarsi alla polizia. Entro le 17 ora italiana tutti coloro che hanno partecipato alle proteste di Lhasa e delle altre città tibetane dovranno cessare tutte le azioni, altrimenti la repressione cinese continuerà e potrebbe essere ancora più dura.
Domenica nella città di Ngaba, provincia del Sichuan, almeno un migliaio di monaci hanno manifestato in solidarietà con i fratelli tibetani. Nel Sichuan, una regione confinante del Tibet, sono presenti numerosi emigrati tibetani. Secondo gli attivisti filotibetani della Campagna Internazionale per il Tibet, durante la manifestazione la polizia cinese sarebbe intervenuta per disperdere i dimostranti, e negli scontri sarebbero morti un monaco e un ragazzo di 15 anni.
Il governo di Pechino smentisce la ricostruzione fatta dal Dalai Lama, che ha parlato domenica di “genocidio culturale” in corso in Tibet. “Intenzionalmente o no, assistiamo a una certa forma di genocidio culturale – ha detto la guida spirituale tibetana –, è un tipo di discriminazione. I tibetani, nella loro terra, molto spesso sono cittadini di seconda classe. Recentemente le autorità locali hanno addirittura peggiorato la loro attitudine verso il buddismo tibetano. È una situazione molto negativa, ci sono restrizioni e cosiddette rieducazioni politiche nei monasteri”.
Il Dalai Lama ha ribadito che la via del boicottaggio delle Olimpiadi non è quella da seguire, esortando i paesi occidentali a non rinunciare a dare ai cinesi l'opportunità di godere di un avvenimento del genere. La guida spirituale tibetana ha anche detto di non essere in grado di fermare le violenze nel suo paese. “È un movimento di popolo – ha detto – e io considero me stesso un servo, un portavoce del mio popolo. Non posso domandare alla gente di fare o non fare questo e quello”.
Secondo diversi testimoni, il governo cinese avrebbe anche bloccato l'accesso a diversi siti internet che forniscono aggiornamenti sulla situazione. Tra questi ci sono Google News e Youtube. Sono tanti, infatti, i video delle manifestazioni anti cinesi presenti su internet. Nel sito internet Free Tibet si possono trovare numerose fotografie e collegamenti a video delle proteste.
Intanto in tutto il mondo aumentano le manifestazioni organizzate in sostegno alla causa tibetana. Domenica centinaia di persone hanno assaltato l'ambasciata cinese all'Aja, in Olanda, e numerose proteste ci sono state in tante altre città. In Nepal circa 50 persone sono state arrestate mentre manifestavano davanti alla sede dell'Onu. A livello governativo, invece, le reazioni sono molto più concilianti nei confronti del comportamento delle autorità cinesi in Tibet. Il segretario di stato americano, Condoleezza Rice, ha chiesto a Pechino di dialogare con il Dalai Lama, ma senza spingersi oltre in una condanna della repressione cinese. La Russia, invece, dichiara esplicitamente che i disordini in Tibet sono un fatto interno alla Cina. “La Russia – dichiarano esponenti governativi – ha spesso affermato che il Tibet è parte integrale della Cina. Inaccettabili i tentativi di politicizzare l'organizzazione deille Olimpiadi”.
17 / 03 / 2008
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