Tibet, visita giornalisti stranieri a Lhasa
Alcuni monaci denunciano il governo cinese
di Fabio Pireddu
Il governo cinese aveva promesso una visita guidata in Tibet per alcuni giornalisti stranieri, ma la passeggiata sorvegliata non è andata come prevedevano a Pechino. Un gruppo di monaci buddhisti ha interrotto la visita con una manifestazione, urlando slogan pro Tibet e a difesa del Dalai Lama.
La visita Circa 30 monaci sono arrivati a parlare con i giornalisti al Tempio Jokhang, secondo quanto riporta un reporter dell'Associated Press. Una città sotto stretto controllo della polizia ha accolto i giornalisti, scelti direttamente dal governo di Pechino per una due giorni a Lhasa, la capitale del Tibet. I cinesi sostengono che la città sarebbe completamente sotto il loro controllo e ormai tornata alla normalità. Nessun giornalista italiano era presente nella comitiva, e solo uno era europeo, il corrispondente del Financial Times, Geoff Dyer.
I monaci La mossa di Pechino aveva lo scopo di mostrare alla comunità internazionale che la rivolta dei giorni scorsi è ormai terminata e che la situazione non destava più preoccupazione. Tra i giornalisti invitati c'era anche Callum MacLeod, corrispondente di Usa Today da Pechino. “Circa 30 giovani monaci – ha riferito MacLeod – hanno fatto irruzione durante la nostra visita, urlando 'Non credete a loro, vi stanno ingannando. Vi stanno raccontando delle bugie'”. Secondo Wang Che-nan, cameraman della televisione taiwanese ETTV, la discussione tra i monaci e i giornalisti sarebbe durata non più di 15 minuti. Poi un gruppo di poliziotti disarmati è intervenuto per portare i monaci in un'altra ala del tempio, che è uno dei più importanti e sacri di tutto il Tibet.
Le reazioni I monaci hanno raccontato di non avere la possibilità di uscire dal tempio dal 10 marzo, quando cominciarono le manifestazioni e le proteste tibetane contro l'occupazione cinese. La Reuters riporta anche le dichiarazioni del segretario del Dalai Lama, Chhime Chhoekyapa, secondo il quale l'incidente ha dimostrato come “la forza da sola non è in grado di sopprimere il lungo risentimento che esiste in Tibet. Noi siamo profondamente interessati alla salute dei monaci, e facciamo appello alla comunità internazionale perchè sia assicurata la loro protezione”.
27 / 03 / 2008