Turchia: offensiva via terra nel nord dell'Iraq contro il Pkk
di Anna Toro
La Turchia ha attaccato il nord dell’Iraq con un’offensiva militare terrestre supportata dai jet da combattimento. Lo scopo: colpire le basi dei guerriglieri curdi del Pkk (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan).
Ankara aveva minacciato questa operazione per mesi, accompagnando l’avvertimento con numerosi bombardamenti. E’ ancora poco chiaro se l’operazione sarà di lunga o breve durata. "Le Forze armate turche, che riconoscono grande importanza all'integrità territoriale e alla stabilità dell'Iraq, torneranno a casa nel più breve tempo possibile dopo che i loro obiettivi saranno raggiunti", ha detto lo Stato maggiore della difesa in un comunicato diffuso sul suo sito web. Ma questa mattina Koksal Toptan, presidente del Parlamento, e Ali Babacan, Ministro degli Esteri, si sono congratulati con le forze dell'ordine turche, lasciando intendere che l'operazione potrebbe durare a lungo ed essere seguita da altre.
La Reuters riferisce che l’attacco è cominciato alle 19 di ieri. Oltre il confine ci sarebbero ora 10mila uomini, penetrati in territorio nord iracheno per oltre 10 chilometri. L'ingresso è avvenuto principalmente dalle zone di Hakkari a Sirnak. L’agenzia stampa Ap riferisce che le operazioni militari si stanno concentrando nella zona di Hakurk, dove secondo l'esercito turco si concentrerebbero la maggior parte dei campi del Pkk. Rastrellamenti anche a Zap, Kandil, Rekan e Nerve.
Il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari, un curdo della formazione politica di Massoud Barzani, ha detto che Baghdad non è stata informata dell'operazione. Stando alla Cnn turca, Ankara avrebbe invece avvisato dell'imminente attacco sia l'Iraq che gli Usa. Proprio gli Stati Uniti, che da sempre cercano una mediazione, hanno definito l'operazione "una brutta notizia". Intanto Il presidente turco, Abdullah Gul, ha invitato quello iracheno, Jalal Talabani, ad Ankara per discutere della situazione.
L'Iraq ha chiesto ripetutamente una soluzione diplomatica, ma il governo turco è sotto pressione da parte dell'opinione pubblica perché agisca militarmente contro i ribelli. Ankara ritiene infatti che il Pkk sia responsabile della morte di circa 40.000 persone dal 1984, anno in cui ha cominciato la sua lotta armata per ottenere il riconoscimento di uno Stato curdo nel Sud-Est della Turchia.
22 / 02 / 2008